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Storie di clash: le mitiche war a 5

Storie di clash: le mitiche war a 5

Quando si investe molto tempo in una passione arrivano anche i momenti di sconforto. Un clan che naufraga a cui si è molto affezionati, un amico che improvvisamente scopri che non era poi così amico, un capo che fa un po’ tanto il furbo e ti ammolla tutto addosso, la perdita dell’equilibrio tra gioco e il quotidiano. Insomma motivi di crisi ce ne possono essere tanti e improvvisamente ti rendi conto che il gioco non ti soddisfa più come prima.

Allora prende un desiderio di staccare da tutto e da tutti e riflettere.
Riflettere e ritrovare il gusto del gioco che a volte si perde dietro a sciocchezze, anzi no, che a volte si perde perché i problemi della vita ci sono, così come le nostre insicurezze anche se qui siamo tutti supereroi, e a volte questo travolge noi e gli altri che con noi giocano.
C’è chi in questa fase smette proprio per un periodo o per sempre. C’è chi tiene i villi senza clan. C’è chi smette totalmente di chattare, mette spade rosse e non si vede più se non come +1 sul numero dei presenti in game. Io di solito prendo i miei villi, faccio un clannettino lv1 e mi chiudo per un po’ lì.

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Ne ho fatti diversi di clan in solitudine o quasi.
Descrizione clan improbabile: “in pausa” “non rompete” e dentro i villi.
Nomi ancora più improbabili. Il mio preferito è stato abcdefghil forse perché quello durato più a lungo.
La vita di clan in un clan così è terribilmente tranquilla.
Ho molti villi e quindi posso pure startare in solitudine quelle che chiamo le mie mitiche war a 5.
Starto war, 10mn massimo e entra. 10mn a riempire i castelli.

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Poi farmo a giro: attacco con un villo, chiedo il castello, cambio, attacco col secondo villo, dono al primo e chiedo, e via dicendo fino a che non ho finito il giro con il th12 che aggiunge i carretti se servono e reinizio.
Giorno di war mi collego e partendo dal basso attacco, nessun player che chiede chi fare, nessuna polemica.
Se perdo è colpa mia che non sono riuscita, ma nessuno tranne me stessa che si lamenta. L’adrenalina cala un po’ rispetto a quando si è in un clan vero però col tempo e le vittorie diventa una sfida con sé stessi.

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Ogni tanto passa un amico e si chiacchiera. Cosa è successo? A volte racconto, a volte no. Il desiderio di tranquillità è anche questo. Lasci il mondo fuori e ascolti il ritmo quieto di clash. I costruttori che martellano, i depositi che si riempiono, i castelli riempiti correttamente, l’ordine di war rispettato. Nessuno si arrabbia e sclera, nessun obbligo giochi, leghe, niente.
Qualcuno chiede se può rimanere, non me ne volere ma anche no ho bisogno della mia solitudine.

Stando lì in questa solitudine, che grazie alla globale così solitudine non è, rimetto a posto le caselline che erano uscite, vedo cose che nella routine del clan mi sfuggivano e ritrovo cosa desidero fare io. Perché impegnandomi a far crescere il clan e a fare squadra a volte perdo di vista cosa piace a me del gioco.

Poi vedo che le war a 5 non mi soddisfano più e casomai amplio con alcuni villi secondari di amici che so attaccano e non rompono. Ma quando accade ciò vuol dire che è tornato il tempo di rimettermi in gioco (che detto su un gioco fa ridere).
Finisco la war.

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Chiudo il clan e via, verso una nuova avventura.

Marta clash