Amazzoni e barbari

Amazzoni e barbari

E un giorno ti chiedono… Marta hai un minuto? E scopri un mondo 😅 Non potevo farmi sfuggire l’occasione di condividere l’esperienza e le riflessioni apparse sul blog di New Amazon in cui parla di Clash e di come lo vede una player che inizia nel 2020.

Era un pomeriggio di Gennaio qualunque, uno di quelli bui e un po’ noiosi tra le mura domestiche, quelli che ti fanno dire: e adesso che faccio?

I libri in quel momento mi davano la nausea, visto che erano il motivo per il quale non potevo uscire, dovendo studiare fiumi di pagine. Gli schermi tipo aquario in salotto mi davano lo stesso senso di nausea, e allora che fare? potrei provare a fare uno di quei giochi che si trovano online! pensai.

Mi ricordavo una pubblicità che mi apparse un paio di volte sui social e un minuto dopo ero lì che scaricavo un certo gioco di villaggi, barbari, draghi e arcieri tutti pronti ad affrontare un sacco di guerre vichinghe a colpi di ascia bipenne e fuoco.

Seguito il tutorial iniziale sembrò tutto molto semplice, ovviamente. Nel giro di qualche livello cominciò a infittirsi e capii che non stavo dando giustizia a un gioco fatto anche molto bene. Settimane dopo, tra abbandoni e nervoso, in quanto proprio non capivo (e non ci provavo nemmeno troppo), venni a conoscenza della possibilità di entrare in vere e proprie community sia sui social o direttamente nel gioco attraverso l’unione a un clan.

Riuscì ad entrare in un gruppo ma durò poco, niente, senza nemmeno parlare con qualcuno quindi bye bye baby bye bye. Dopo quella esperienza negativa mi passò pure la voglia di continuare a giocare, non conoscevo più nessuno e stavo perdendo interesse.

L’uomo è fautore del proprio destino dicono, e io aggiunsi dentro me “nelle grandi e piccole cose” quindi se questa attività per quanto futile sia, mi fa stare bene, non devo mollarla al primo tentativo.

Eccomi lì, iscritta a gruppi di cui fino a poco tempo prima ignoravo del tutto l’esistenza. Ma come entrare in contatto con qualcuno senza imbarazzo? e senza far saltare la copertura da totale impedita dei videogiochi? E senza essere apostrofata con un “ehi vecchia”?!

Trovai dei gruppi su faccialibro in cui postavano annunci e domande, e tra chi ricercava super esperti di livelli altissimi e campioni di sorta, ecco spuntare l’avviso di una ragazza la quale assoldava nuove reclute nel loro clan con l’intento di affrontare le sfide del gioco tutti insieme. Il requisito richiesto: “avere un cervello attaccato alle mani”. Fortunatamente era anche l’unica cosa di cui disponevo.

Per farla breve, mi ritrovai in questo gruppo e tutti mi diedero il benvenuto cordialmente. Poco dopo, neanche molto “dopo”, scoprirono che il mio livello di player era leggermente inesistente. Probabilmente mi butteranno fuori, dissi tra me e me, invece non fu così. La ragazza che mi reclutò mi seguì passo per passo con molta pazienza. E poi, poco a poco, tutti mi aiutarono a migliorare, con il capo in prima linea. Passai il primo mese nel gruppo a scrivere cose del tipo: Buongiorno, posso fare una domanda? e da lì quesiti di una banalità incredibile, ma che hanno sempre ritrovato una risposta precisa e cordiale. Aiutati anche dalla quarantena riuscimmo tutti a conoscerci meglio, e non posso nascondere che parlare con persone da tutta Italia durante l’emergenza sanitaria mi ha fatto riflettere su come sia bello dimostrare umanità, sempre, rassicurando, e facendosi rassicurare. Una congrega di perfetti sconosciuti che condividevano di esser preoccupati per la febbre o per il lavoro. Senza scendere in dettagli, e senza che gli altri facessero domande private. Si poteva essere semplicemente amici e farci passare l’ansia tutti insieme, tra una realtà angosciante, un drago elettrico e qualche parola che non conoscevo.

Tutto molto bello, ma cosa c’entra tutto questo con le nuove amazzoni?

Stiamo parlando di videogiochi, uno dei mondi stereotipati, tendenzialmente off limits, per le donne. Io ho iniziato da poco a giocare e sono finita in un bel team, ma la curiosità dell’esperienza della mia compagna di clan Marta che possiede anni di gioco (vero) e notevoli successi sulle spalle, oltre a diverse pubblicazioni nel blog più seguito in Italia sul tema, era troppo forte.

IMG 20200430 151051 997 - Amazzoni e barbari

Decisi di portare un po’ delle nuove amazzoni nella terra dei barbari, e di scrivere questa storia insieme, non solo per le players ma per tutte coloro che trovano felicità e svago in uno dei tanti luoghi in cui, direttamente o indirettamente, l’ingresso è riservato ai soli uomini.

Una mattina presi coraggio e rivelate le mie intenzioni iniziai con la mia solita formula: posso farti delle domande?

Avendo letto i suoi articoli, partii dalla fine e arrivai dritta al punto. Volevo sapere assolutamente chi fossero i Lumaconi molte volte citati nei suoi articoli, perché anche se in un contesto fantasy notavo immediatamente una definizione che mi sapeva di solida realtà.

Parafrasando, il lumacone maschio e femmina, della famiglia dei viscidis, non è altro che una persona che approfitta delle chat a disposizione per provarci con qualsiasi entità gli dia corda. Quindi mie care amazzoni, se pensate che le temibili avances del mio precedente articolo non siano riuscite a intrufolarsi in un contesto del tutto inappropriato come questo, purtroppo debbo disilludervi. Infatti, la società del gioco disattivò la chat definita globale probabilmente a causa delle continue segnalazioni che ricevettero, i lumaconi e i leoni da tastiera pare riescano a condividere lo stesso habitat, evviva.

Continuammo a scriverci, tra il mio stupore e la sua calma, che si percepisce anche via messaggio, chiesi a Marta come aveva iniziato a giocare; se aveva mai avuto episodi di discriminazione e qualche informazione sulle temibili streghe, di cui parleremo a breve. Marta iniziò a giocare grazie a suo figlio, e mi sembrò immediatamente bellissimo che i genitori riescano a condividere un gioco con i figli senza che sia necessariamente richiesto un rapporto “padre-figlio” per avere un passatempo insieme. Anzi per avvalorare questa ipotesi, Marta mi disse che diverse mamme hanno iniziato così. Vi sembrerà banale, ma fermatevi un attimo a riflettere, stiamo parlando di madri e figli che condividono la passione dei videogiochi e giocano insieme. Avete presente La storia infinita? quando il nulla fagocita Fantasia perchè i bambini moderni non hanno più immaginazione? ecco in questo caso è il contrario:

Mamma guarda!! Donami ancora un orchetto, il muro del patriarcato sta crollando!

Come chiamiamo una donna libera, intraprendente che non ha paura di essere al passo dei tempi e che, tra un caffé e un altro riesce a evocare dei piccoli scheletrini che abbattono castelli? le chiamiamo Streghe. Le streghe nere, in originale Black Witches, sono una delle Community femminili più seguite in Italia. Una congrega magica dove si organizzano tornei, tutorial e eventi per conoscere meglio il gioco e loro. Non serve dirlo, nessuno si mette contro di loro e non hanno nulla da invidiare a nessuno.

Lo spettro dell’inquisizione è comunque sempre presente.

A chi dice che il sessismo è morto, io chiedo di trovarmi un solo ambiente dove non si sia manifestato con tutte le sue espressioni. Per fortuna in questo contesto non si possono attuare meccanismi troppo famosi per emarginare alcuni tipi di categorie. Il tuo punteggio e risultati parlano più del nick name, o aspetto, esattamente come accade nello sport. Nelle classifiche, la discriminazione è praticamente inesistente, e molte donne sono ai vertici come migliori players italiani e mondiali. Nonostante ciò, c’è chi si sorprende che una donna sia brava a giocare, o a creare dei gruppi e sfide esclusivamente femminili. Non nascono per contrastare il maschilismo ma solo per divertirsi, senza doversi spiegare o giustificare, e ancora, per dimostrare qualcosa. Tutto ciò che fa da cornice a questi mondi, o meglio meriti, è molto spesso legato al solito vecchio sessismo (s) velato, quello del “per essere una femmina te la cavi” o durante una conversazione ad un tratto esclamare con “lasciamo stare, non puoi capire”.

E invece capiamo benissimo.

Se fai un particolare tipo di sport o attività ti verranno subito imposte delle etichette. La più diffusa se fai uno sport ritenuto più da maschi? la risposta la conoscete già, in questa occasione mi censuro da sola, non sarò io a fare propaganda.

Ogni situazione che riguarda la vita di una donna, non può essere semplicemente quello che è, ma deve per forza essere una sorta di quello che “stai dicendo tra le righe”.

Fai calcio? sei x.

Sei una cima nei videogiochi? sei una y.

Se per ogni x e y che mi hanno detto mi avessero dato un euro adesso sarei milionaria, o forse, dovrei chiederli come risarcimento.

Ogni nostra passione o atteggiamento vengono messi in un curriculum immaginario a punti, non abbiamo potere decisionale, se non pagare il prezzo di dover cambiare attitudini e passioni per modificare quella carta che parla da sola di noi.

Oppure possiamo continuare ad essere fiere amazzoni i un mondo di barbari, nelle piccole e grandi cose.

Un ringraziamento speciale a Marta, per aver condiviso con me i suoi pensieri ed esperienze.

BUON GAME.

New Amazon

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