Nel mondo delle community legate a Clash of Clans, la competizione spazia su vari fronti. Dal semplice pubblicizzare un link piuttosto che un altro, al sovrapporre eventi in contemporanea o quasi, tutto viene fatto per accrescere di numero e, di riflesso, di fama, la propria community. Non c’è nulla di male, in questo, anzi, una sana competizione porta sempre a mettersi in gioco e a migliorare i servizi offerti ai players, e questo si traduce in eventi sempre più particolari e belli.

ostrakon2 - L'ostrakòn Communitario

Le community in cui siamo fanno un gran bel lavoro, ammettiamolo. Ma vi sono players che di tutta questa competizione non hanno così tanto interesse. A noi piace ancora “giocare a Clash”. E non importa se bianco o nero, verde o blu…per noi importa il detto: “Franza o Spagna, purché si magna!”

A noi interessa giocare, fare eventi, chiacchierare e passare del tempo, insomma, divertirci.
Ma il Grande Fratello ci guarda. No, non quello trash televisivo. Ma quello orwelliano, quello che decide che il nostro pensiero utopico di pace e collaborazione sia dannoso per il sistema. Perché noi siamo dannosi, sapete?

ostrakon 2 - L'ostrakòn Communitario

Siamo dannosi, attenzione, per un sistema basato sul “mio” e sul “tuo”. Per quel sistema che scatena una guerra futile e triste per delimitare un territorio che in realtà, non è fatto di villaggi o truppe virtuali, ma di persone. Un sistema che invece di alimentare sterili polemiche potrebbe benissimo basarsi sul “noi”, secondo il parere di noi player “divergenti”. Perché come i divergenti, non facciamo parte degli abneganti, dei candidi, degli eruditi, dei pacifici e degli intrepidi, ma ci piace spaziare e divertirci ovunque siamo, mescolandoci tra di noi, ognuno con le sue caratteristiche, e le sue peculiarità.

ostrakon 1 - L'ostrakòn Communitario

Sapete, nell’antica Atene vigeva una procedura legale, volta ad allontanare chi, secondo gli arconti della città, risultava dannoso per la comunità. Si scriveva il nome del malcapitato su un coccio di ceramica, per l’appunto “ostrakòn“, e se veniva raggiunta la maggioranza di voti, costui veniva allontanato dalla città per 10 anni, pena la morte se avesse messo piede non solo in Atene, ma addirittura in Attica, cioè la regione circostante.
Spesso, però, la procedura dell’ostrakòn era volta a togliere di mezzo persone che avevano idee “divergenti” da quelle dell’attuale governo.

Vi suona familiare? Non è difficile immaginare quale sia l’ostrakòn communitario che subiamo.
Non parliamo di allontanamento per comportamenti scorretti, o contro le regole, attenzione. Ma capita spesso e volentieri che solo perché non ci si schiera sotto un’egida o una bandiera, solo perché non si difende a spada tratta un colore, solo perché ci si vuole ancora “divertire e basta”, solo perchè si ha il sentore di essere appartenuti (che brutto termine) nel remoto passato in un altro gruppo, molti di noi subiscono un ostrakòn, allontanati per chissà quanto.

Ma riflettete….2000 anni dopo, a noi, di quegli ostrakòn, rimangono solo i cocci di ceramica. Ciò significa che io non conosco i nomi dei giudici che hanno “ostracizzato” quei malcapitati. Ma conosco i nomi di quelli accusati ingiustamente. Quei nomi sono sopravvissuti allo scorrere del tempo, portando le loro “idee divergenti” molto più lontano di quanto all’epoca potessero immaginare.

E allora ostracizzate pure le nostre idee di “collaborazione”, di “nostro” e di “divertimento”. Quelle idee di noi “divergenti” che tanto fanno paura perchè nel momento in cui capiremo che siamo “noi” a tenervi in vita, il castello di carte cadrà. Voi cadrete nell’oblio…noi vivremo per sempre!

articolo a cura di Simon C.


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Simon Panther
cipolletta.simone84@gmail.com